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L'impatto dei cambiamenti climatici sull'agricoltura

L'impatto dei cambiamenti climatici sull'agricoltura

I cambiamenti climatici influenzano diversi settori. L’agricoltura è tra quelli maggiormente esposti. Mentre alcune tra le conseguenze previste potrebbero essere benefiche per l’agricoltura in alcune regioni europee, in modo particolare le aree nordiche grazie all'allungamento della stagione di crescita e ai miglioramenti nelle produzioni agricole dovuti a condizioni climatiche più miti, si prevede che la maggior parte delle conseguenze sarà negativa, porterà perdite economiche e avverrà in regioni già sotto pressione a causa di fattori socio-economici e ambientali, come la scarsità d’acqua.

Si ritiene infatti che l'aumento della temperatura riduca le rese e la qualità di molte colture, soprattutto cereali e cereali da foraggio. L'incremento delle precipitazioni (in termini di livello, tempi e variabilità) può beneficiare le zone aride e semi-aride, aumentando l'umidità del suolo, ma potrebbe aggravare i problemi nelle regioni con eccesso di acqua, mentre la riduzione delle precipitazioni potrebbe avere l'effetto opposto. La variabilità climatica associata all’aumento termico provoca inoltre rischi in aumento di danni da gelata e da altre avversità estreme, venti forti, ondate di calore, grandine ecc.

Gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura sono riconducibili a tre macro-aree.

La prima è la PRODUZIONE AGRICOLA. Da alcuni modelli (come quello di Mendelsohn e Schlesinger) si evince che la produzione agricola misurata in termini monetari è una funzione di alcune variabili climatiche. Il cambiamento dell’assetto climatico infatti, modificherà (e sta già modificando) il comportamento delle principali variabili che incidono sulle produzioni come le temperature (in aumento di 1,5-20C fino al 2050) e le precipitazioni (in riduzione come cumulati di pioggia); inoltre l'intensificazione delle incertezze e delle incognite rispetto al fisiologico livello di esposizione al rischio delle produzioni agricole sarà accompagnato da un aumento della vulnerabilità anche economica delle aziende e con effetti anche sugli andamenti di mercato (domanda/offerta, disponibilità di riserve, ecc.)

D'altra parte, un fattore che aumenta la produttività agricola è relativo al fenomeno conosciuto come carbon fertilization: oltre ad aumentare la temperatura del pianeta e danneggiare l’agricoltura, l’incremento delle emissioni di CO2 produce anche un effetto positivo sull’agricoltura stessa, alleviando gli effetti avversi legati al surriscaldamento. Nonostante ciò, il calo di produzione agricola mondiale si attesterà nel 2080 tra i 190 miliardi di dollari e i 40 miliardi di dollari all’anno.

La seconda è la SICUREZZA DELLA CATENA ALIMENTARE. Le ripercussioni attese dal cambiamento climatico sulla sicurezza alimentare riguardano principalmente l’aumentata criticità della gestione della risorsa acqua e l’accelerazione della diffusione di malattie e contaminazioni nei prodotti agricoli e alimentari.

La mancanza d’acqua avrà un grave impatto sulla produzione agricola e sul paesaggio europeo. Molte aree, specialmente nei paesi nel sud dell’UE, hanno praticato l’irrigazione per centinaia di anni come parte della propria tradizione agricola. É fuor di dubbio che sarà necessario rivedere le tecniche d’irrigazione, migliorare l'efficienza nell’uso dell’acqua e ridurne le perdite.

Le conseguenze negative possono anche derivare dal probabile aumento nella distribuzione e nell’intensità di attuali parassiti, malattie, ed erbe infestanti, causati da temperature e umidità più elevate. L’effetto sarà con tutta probabilità fortemente regionalizzato.

Infine la SICUREZZA SOCIALE. Le principali situazioni di conflitto e criticità sociali legate al cambiamento climatico appaiono essere riconducibili a: disponibilità e utilizzo delle risorse naturali; danni economici e rischi per le città costiere e le loro infrastrutture; aumento delle dispute territoriali; fenomeni migratori legati al peggioramento delle condizioni di vita; situazioni di instabilità e di misgovernment rispetto alla risposta ai crescenti bisogni delle popolazioni; tensioni legate all’accesso e al controllo delle risorse energetiche; pressioni sulla governance internazionale.

In particolare, secondo il Consiglio europeo, gli effetti del cambiamento climatico sulla disponibilità e ripartizione delle risorse naturali condurranno molto probabilmente a un aumento delle turbolenze e dei fenomeni migratori: "La competizione per le risorse naturali – che nelle prossime decadi sarà aggravata dal riscaldamento globale – produrrà molto probabilmente turbolenze e fenomeni migratori in varie regioni del Pianeta".

In linea con queste valutazioni, la Commissione europea, nella primavera del 2008, ha riconosciuto il cambiamento climatico come "un pericoloso moltiplicatore in grado di esacerbare tutti gli altri trend, tensioni e fattori di instabilità esistenti".

Tutto ciò assume una notevole importanza considerando che i terreni agricoli, i boschi e le foreste coprono all’incirca il 90 % della superficie dell’UE.

L’agricoltura per sua natura si adatta alle condizioni climatiche, ma i cambiamenti climatici in atto pongono questioni del tutto particolari data la velocità dei cambiamenti rispetto alle capacità di adattamento degli agroecosistemi e l'occorrenza e portata degli eventi fuori norma e con scenari poco prevedibili

È possibile già notare l’impatto che hanno avuto alcuni cambiamenti delle condizioni climatiche sul terreno. Numerosi effetti sono già stati osservati come l'anticipo dei periodi di fioritura delle piante, l'allungamento della stagione di crescita delle vigne e cambiamenti in altri cicli naturali delle piante. I cambiamenti nel calendario delle attività di coltivazione (semina, raccolto, ecc.) indicano che gli agricoltori si stanno già adattando alle nuove condizioni climatiche.

L’agricoltura è quindi in prima linea nella battaglia contro l’impatto dei cambiamenti climatici.

A cura di: Comunità Ambiente

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