Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Strumenti personali

Sezioni

Tu sei qui:HomeNotizieLa pioppicoltura nelle aree golenali: criticità e indicazioni per i siti Natura 2000

La pioppicoltura nelle aree golenali: criticità e indicazioni per i siti Natura 2000

La pioppicoltura nelle aree golenali: criticità e indicazioni per i siti Natura 2000

Autori: D’Antoni S. (ISPRA), Chiarabaglio P.M. (CRA-FLP), Grignetti A.

La pioppicoltura è un’attività agricola che trova il terreno ideale nelle aree golenali, su suoli sabbiosi e sabbio-limosi, in ambiti che possono costituire importanti zone di rifugio per specie animali e vegetali legate agli ecosistemi acquatici, in relazione al grado di naturalità in cui versano questi ambienti. In particolare in questi ambiti si possono trovare tipologie di habitat tutelati dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE (all. I), come l’habitat prioritario cod. 91E0* “Foreste alluvionali di Alnus glutinosa e Fraxinus excelsior (Alno-Padion, Alnion incanae, Salicion albae)” e l’habitat cod. 92A0 “Foreste a galleria di Salix alba e Populus alba”, che generalmente ricadono in Siti Natura 2000 o in aree protette fluviali.

Le colture a pioppo sono sviluppate maggiormente nelle aree pianeggianti del nord (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia) per una superficie pari a circa 66.000 ettari, ovvero circa l’1 % della superficie forestale totale (Chiarabaglio et al., 2011).

Il clone di pioppo maggiormente utilizzato è 'I-214' (Populus x canadensis Moench) (D.Lgsl 10 novembre 2003, n. 386 che prevede il Registro Nazionale dei Materiali Forestali di Base), coltivato con metodi intensivi, che deriva dall’incrocio del pioppo nero americano (Populus deltoides W. Bartram ex Marshall) con il pioppo nero europeo (Populus nigra L.). Generalmente l’impianto viene effettuato in seguito a una preparazione del terreno, con lavorazioni del suolo e concimazioni di fondo; la coltivazione prevede il contenimento meccanico delle erbe infestanti e alcuni trattamenti fitosanitari contro malattie fogliari e alcuni insetti in grado di danneggiare le produzioni legnose. (Chiarabaglio et al., 2011).

Le possibili minacce della pioppicoltura alla biodiversità legata agli agroecosistemi sono attribuibili al disturbo meccanico causato dai mezzi utilizzati per le lavorazioni del suolo, all’impiego di fitofarmaci che possono inquinare i corpi idrici e le falde acquifere per dilavamento dei componenti più solubili, per il trasporto nel suolo e l’effetto della deriva.

Il Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura – Unità di ricerca per le Produzioni Legnose fuori Foresta (CRA-PLF), al fine di rendere la coltivazione del pioppo maggiormente sostenibile dal punto di vista ambientale, ha messo a punto disciplinari che prevedono un uso limitato e controllato di prodotti chimici (antiparassitari e concimi) e una riduzione delle lavorazioni del suolo (Chiarabaglio et al., 2011) e ha contribuito alla stesura degli standard della gestione sostenibile dei pioppeti adottati dagli schemi Forest Stewardship Council (FSC) e Programme for Endorsement of Forest Certification schemes (PEFC) per la certificazione forestale dei pioppeti. La realizzazione di nuovi impianti è finanziata da alcune Regioni con fondi del PSR (Azione 3 "Arboricoltura da legno a ciclo breve - Pioppicoltura eco-compatibile" Misura 221 contenuta nella Misura 214 dell´Asse 2 del Piano regionale di Sviluppo Rurale 2007-2013) e regolata dal D.Lgs 10 novembre 2003, n. 386. Gli impianti di arboricoltura da legno sono incentivati anche dai finanziamenti previsti in base alla legge sulla promozione delle energie rinnovabile (Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387) per il loro utilizzo in impianti a biomasse ligno-cellulosiche che però, soprattutto se non mirati alla cogenerazione e all’utilizzo di scarti di produzioni locali, non costituiscono un percorso di sviluppo compatibile con la tutela dell’ambiente.

Particolari problemi per la conservazione della biodiversità sono rappresentati dal rischio di ibridazione con il pioppo nero autoctono (Populus nigra) e dalla diffusione di ibridi derivati da propagazione vegetativa (ovvero l’origine di nuovi individui da porzioni di rami o radici) tanto da costituire una minaccia per la conservazione degli habitat Natura 2000 cod. 91E0* e cod. 92A0. Pertanto nei corsi d’acqua in cui tali habitat sono presenti, questo tipo di attività agricola deve essere sottoposta a Valutazione di Incidenza (art. 6 Direttiva Habitat), in quanto può compromettere il raggiungimento degli obiettivi di tutela previsti dalle misure di conservazione e/o dai piani di gestione dei siti Natura 2000 definiti in base alla suddetta Direttiva e dalla legge di recepimento nazionale (D.P.R. 357/92 e s.m.i., D.P.R. 120/2003).

Le indicazioni contenute nel Rapporto ISPRA 153/2011 (D’Antoni et al., 2011) scaturite dalle attività del Tavolo tecnico sulle zone umide, per quanto riguarda le attività di pioppicoltura compatibili con la tutela della biodiversità degli ecosistemi acquatici, indicano che è necessaria la costituzione di “buffer strips” con materiale autoctono a protezione delle formazioni naturali dall’inquinamento genetico esterno dovuto alla piantumazione di pioppi ibridi. Pertanto si ritiene necessario individuare le formazioni naturali residue di pioppo nero europeo (Populus nigra L), che, per numero di esemplari e livello di variabilità genetica, possano essere considerate “unità di conservazione genetica”. Questa specie è infatti in forte contrazione nel suo areale di distribuzione naturale (euro-asiatica e nord africana) e, per questo motivo, è stata inserita nel lista rossa delle specie a rischio di estinzione (LC). Il pioppo nero europeo (Populus nigra L.) di origine certificata può infatti essere utilizzato in aree golenali degradate per ricreare la vegetazione igrofila perifluviale per la  ricostituzione di formazioni forestali naturali finalizzata ad aumentare la capacità autodepurativa delle fasce fluviali, alla rigenerazione di agro-ecosistemi naturaliformi, al collegamento di ambienti frammentati. E’ inoltre importante la realizzazione di collezioni di germoplasma ex-situ come quella che sta realizzando il CRA-PLF, dove sono mantenute oltre 2.500 accessioni tra pioppi e salici, che possono essere impiegate al fine di realizzare, anche in collaborazione con i parchi fluviali, interventi pilota di riqualificazione, protezione e rinaturazione della vegetazione perifluviale in ambiti golenali.

 

Riferimenti bibliografici:

Chiarabaglio P.M., Coaloa V. e GrignettiA., 2011 - La pioppicoltura nelle aree golenali. In: Dantoni S., Battisti C, Cenni M. e Rossi G., 2011 -  Contributi per la tutela della biodiversità delle zone umide. Rapporto ISPRA 153/2011 http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/contributi-per-la-tutela-della-biodiversita-delle)

Dantoni S., Battisti C, Cenni M. e Rossi G., 2011 -  Contributi per la tutela della biodiversità delle zone umide. Rapporto ISPRA 153/2011 (http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/contributi-per-la-tutela-della-biodiversita-delle)

 

Per maggiori informazioni:

Sito Progetto “Inventario nazionale zone umide”: http://sgi2.isprambiente.it/zoneumide/#

CRA-FLP - Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura – Unità di ricerca per le Produzioni Legnose fuori Foresta: http://sito.entecra.it/portale/

archiviato sotto: