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Agricoltura e energie rinnovabili sul territorio: bandi, iniziative, buone pratiche e problematiche

Agricoltura e energie rinnovabili sul territorio: bandi, iniziative, buone pratiche e problematiche

Domeniche comprese, in LOMBARDIA nel 2012 sono scomparse due aziende agricole al giorno. “C’è un saldo negativo di 741 imprese fra le 50.999 attive alla fine del 2011 e le 50.258 del dicembre 2012” secondo Coldiretti Lombardia.

Ha influito non poco la siccità dell’anno scorso, e per risolvere un problema che rischia di avere pesanti ripercussioni per l'agricoltura e la zootecnia del nord Italia, il mais danneggiato sarà utilizzato per produrre energia rinnovabile negli oltre 500 impianti a biogas della pianura padana. Questo è il piano previsto dall'accordo di filiera promosso dagli assessori regionali all'Agricoltura di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, indirizzato alle principali organizzazioni agricole e ai consorzi di biodigestori. L'accordo, valido per tutto il 2013, punta ad agevolare l'incontro tra domanda e offerta, impegnando le parti a precise garanzie contrattuali, di prezzo e di programmazione del flusso di prodotto, che si stima di circa 350 mila tonnellate.

In VENETO sono quasi raddoppiati negli ultimi quattro anni, fino a diventare oltre 50, gli impianti a biogas che si basano sull’utilizzo di biomassa prodotta in ambito agricolo (reflui zootecnici, produzione vegetale dedicata o sottoprodotti agricoli).

I dettami della filiera corta hanno ispirato il Consiglio regionale nell'approvazione delle linee guida sulle agroenergie, per regolare l'installazione degli impianti che utilizzano le biomasse per produrre energia elettrica e termica. Le centrali a biogas che sfruttano i materiali organici 'digeriti' dai batteri nei silos di stoccaggio per ricavare il gas con cui alimentare le turbine, sono così vietate nei siti Unesco, tra cui la laguna di Venezia, le città di Vicenza e Verona; nelle aree di notevole interesse culturale; nelle aree di Rete Natura 2000, in quelle naturali protette o a rischio idrogeologico; nelle superfici agricole destinate ai prodotti biologici e di marchi tutelati (Dop, Igp…).

Con l’introduzione del divieto di eliminare per combustione i residui di potatura (sarmenti), il Consorzio di tutela Conegliano Valdobbiadene prosecco superiore ha avviato un progetto che mira a studiare le migliori modalità per lo smaltimento di questi residui, rendendoli anche fonti naturali di energia.

In EMILIA ROMAGNA la Regione ha messo a disposizione 9,7 milioni di euro nell’ambito del Programma regionale di sviluppo rurale (PSR) 2007-2013 per le aziende agrituristiche e per chi voglia investire in energie rinnovabili realizzando impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili della potenza massima di 1 Mw. L’assessorato all’Agricoltura ha ricordato “che per le rinnovabili la priorità va alla realizzazione di impianti fotovoltaici sui tetti con sostituzione delle coperture in amianto. Una volta assegnate queste risorse bisognerà attendere la nuova programmazione europea 2014-2020 per ulteriori finanziamenti a sostegno degli agriturismi e delle rinnovabili agricole".

A Parma, con il nuovo bando per la "Diversificazione in attività non agricole. Impianti per energia da fonti alternative", sono stati messi a disposizione contributi per poco meno di 1,7 milioni di euro, destinati alle imprese agricole del territorio provinciale, dei quali 655.000 euro dedicati alle agroenergie da rinnovabili. Il contributo concesso è pari al 50% della spesa ammissibile.

Fino al 27 giugno possono essere presentate le domande per il bando aperto un anno fa dalla Regione VALLE D'AOSTA che consente alle aziende agricole di ottenere aiuti per la realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia elettrica destinata al libero mercato.

Quando il sistema locale fa rete sul territorio si creano i presupposti per una filiera agricola a km zero in grado di produrre energia pulita. È accaduto FRIULI VENEZIA GIULIA, in provincia di Udine, dove 10 imprese agricole, con la partecipazione del FriulAdria del Gruppo Cariparma-Credit Agricole, hanno dato vita a un impianto che alimenta una filiera a km zero che produrrà oltre 8.500 MWh all'anno grazie al biogas ricavato dalla fermentazione delle colture erbacee. È stata così inaugurata lo scorso dicembre la centrale Greenway Bertiolo: sia in entrata che in uscita i terreni limitrofi alla centrale forniscono la materia prima mentre il fertilizzante organico naturale, che risulta dal processo, andrà su questi stessi terreni sostituendo, in buona parte, il concime chimico.

Costata complessivamente circa 5 milioni di euro e realizzata in due anni, la centrale funzionerà 365 giorni l'anno. L'impianto ha una potenza di 1 MW (Megawatt) elettrico, sufficiente a coprire il fabbisogno elettrico di oltre 2.000 famiglie. La centrale occupa una superficie di 18.000 metri quadrati e può contare sulla disponibilità di 300 ettari di terreno. Detraendo gli autoconsumi dalla produzione annua prevista di 8.500 MWh, si stima di cedere alla rete circa 8.000 MWh, con la possibilità di valorizzare energia termica a costi contenuti per l'area industriale limitrofa.

La Regione Friuli Venezia Giulia ha emanato il Regolamento di attuazione della misura 311 (Diversificazione verso attività non agricole, azione 3 impianti per energia da fonti alternative), prevista dal programma di sviluppo rurale 2007-2013. Secondo questo Regolamento, possono beneficiare degli aiuti le imprese agricole e agro-forestali per gli investimenti effettuati per realizzare, sul territorio regionale, impianti, per potenzialità produttiva complessiva fino a 1 megawatt, finalizzati alla produzione, utilizzazione e vendita di energia ottenuta da fonti rinnovabili e per l’acquisto di attrezzature funzionalmente connesse. L’aiuto viene erogato in conto capitale, fino a 200.000 euro per beneficiario nell’arco di tre esercizi finanziari; il costo totale minimo per domanda di aiuto è fissato in 10.000 euro e l’intensità di aiuto è pari al 50% del costo totale.

Sono 85.894 le aziende agricole calcolate da Coldiretti in SARDEGNA, con una media di13,4 ettari ciascuna di Sau (Superficie agricola utilizzabile) e nel 2011 erano 18 gli impianti bioenergetici. Nel giugno 2012 la Regione ha attivato un fondo di garanzia di 7 milioni di euro a sostegno degli investimenti finalizzati alla realizzazione di impianti per la produzione di energia rinnovabile nelle aziende agricole. Il fondo sarà utilizzato, in particolare, per concedere cogaranzie, controgaranzie e garanzie per investimenti relativi a impianti con potenza massima di 60 Kw per le imprese singole o 200 Kw per le imprese aggregate.

Intanto dalla Confartigianato sarda arriva l’allarme per i posti di lavoro dei circa 1.300 installatori di impianti (57mila in tutta Italia) che operano nel settore dell’energia da fonti rinnovabili: sarebbe la conseguenza del decreto legislativo 28/11 che recepisce una direttiva europea che impone, quale requisito per poter effettuare interventi di installazione nel settore delle rinnovabili, percorsi di qualificazione professionale per i responsabili tecnici delle aziende (titolari e dipendenti).

In PIEMONTE la Regione ha attivato un bando (che chiude il 16 settembre) da un milione di euro per la concessione di contributi in conto capitale alle aziende agricole che intendono realizzare interventi per sistemi di irrigazione a basso utilizzo di acqua (pioggia, goccia, spruzzo e simili) in sostituzione dell’irrigazione a scorrimento.

La TOSCANA è la prima regione italiana per superficie boscata, 1,1 milioni di ettari, di cui due terzi sono di proprietà privata. C'è quindi grande disponibilità di materia prima e di biomassa residua da lavorazioni boschive e secondo la Confederazione italiana agricoltori, considerando gli scarti agricoli e forestali, sono disponibili circa 700mila tonnellate di sostanza secca all'anno.

La Cia calcola che nasceranno circa settanta piccoli impianti alimentati a biomassa (ciascuno minore di 1 megawatt) in Toscana entro il 2015, per un totale di 70 megawatt elettrici (oltre a 200 megawatt termici) complessivi, per un incremento di occupazione di circa 800 addetti.

Una delle fonti più redditizie di agroenergia è fornita dagli scarti delle potature di alcune delle nostre più importanti produzioni nazionali, l'olivicoltura. E la regione più olivicola è la PUGLIA, dove la Confederazione italiana agricoltori stima che da rami e fronde degli ulivi si possono ricavare ben 700 mila tonnellate l'anno di biomassa. Materiale di scarto che viene trasformato con un macchinario aziendale in cippato e pellet, fonti di energia termica da riscaldamento domestico e con una resa altissima, pari all'85%.

In provincia di Taranto, a Crispiano, ha sede la Masseria del Duca, esempio di azienda che ha evitato di chiudere i battenti puntando sulle energie rinnovabili. E lo ha fatto con un sistema che è valso il primo premio del concorso nazionale “Migliori Pratiche BioEnergy 2013″. Dall’allevamento avicolo a quello di bovini da latte, dalla produzione casearia al frantoio oleario, nella Masseria tutti gli scarti di queste lavorazioni (liquami, letame, pollina, siero proveniente dalla lavorazione dei formaggi, acqua di vegetazione e sansa delle olive) vengono trasformati in biogas che alimenta un cogeneratore in grado di produrre energia elettrica pari a 249 kilowattora senza inquinare, azzerando la produzione di rifiuti agricoli, trasformati in energia.

A ottobre la Regione CALABRIA ha stanziato oltre 6 milioni di euro a favore delle aziende agricole che realizzano interventi per la produzione di energia elettrica e/o termica da fonti rinnovabili. Il bando, che rientra nel PSR Calabria 2007-2013, finanzia fino al 50% del costo totale degli interventi per la produzione di energia elettrica e/o termica da fonti rinnovabili (biomassa agroforestale, biogas da rifiuti organici di origine agricola e/o forestale, solare a concentrazione e fotovoltaico) di potenza massima di 1 MW, finalizzata alla vendita.

Nella sola CAMPANIA lo sblocco dei pagamenti dei Programmi di sviluppo rurale, deciso il 22 maggio dal decreto del ministero delle Politiche agricole, consente all’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) di riprendere immediatamente i pagamenti sospesi in favore di 2.214 beneficiari, per un importo complessivo di 36,3 milioni di euro.

In LIGURIA la Regione tenta di accelerare la semplificazione delle procedure autorizzative per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Grazie a una proposta di variante approvata dalla Giunta a fine febbraio, gli impianti energetici potranno essere realizzati in tutte le aree del territorio regionale, con esclusione dei centri storici, delle strutture urbane qualificate, nella aree con beni culturali e artistici e archeologici, chiese, monumenti e a forte impatto paesaggistico e in quelle a tutela ambientale. L’obiettivo della Giunta è quello di ridurre ulteriormente le limitazioni alla realizzazione degli impianti eolici, fotovoltaici e idroelettrici e dar un forte impulso alle energie rinnovabili per poter arrivare al 14,1% al 2020. La proposta ha trovato l’opposizione di chi sostiene che la preesistente normativa di tutela ambientale e paesaggistica sia stata modificata al solo fine di compiacere gli speculatori delle rinnovabili elettriche.

Per incentivare la realizzazione di impianti  di produzione di biogas alimentati da biomasse per la produzione e vendita di energia elettrica o in cogenerazione (termico-elettrica), la Regione MOLISE

ha stanziato finanziamenti per imprese agricole che per il loro sostentamento e per la produzione aziendale utilizzano fonti rinnovabili. Gli interventi finanziati dal bando mirano a favorire il risparmio energetico nell'attività agricola, l'utilizzo di reflui zootecnici che possono essere causa di inquinamento delle acque, dei sottoprodotti dell'attività agricola e agroindustriale e l'applicazione dell'innovazione tecnologica agli impianti di produzione di energia elettrica o termica ed elettrica in cogenerazione.

In UMBRIA la Giunta regionale ha approvato lo schema di accordo di partenariato per l'attuazione del progetto 'MuSAE', (Municipalities Subsidiarity for Actions on Energy), ricompreso nell'ambito del programma europeo Life+ che si articola in tre assi: natura e biodiversità, politica e governance ambientale, informazione e comunicazione. Al progetto, la cui conclusione è fissata per giugno 2015, partecipano sei partner: Regione Umbria, i comuni di Marsciano, Lisciano Niccone, Umbertide, il Centro interuniversitario di ricerca sull'inquinamento e sull'ambiente Mauro Felli, il Comune di Perugia in qualità di capofila. I Comuni dovranno sviluppare progetti pilota finalizzati al risparmio energetico o all'incremento dell'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili. Il budget complessivo del progetto è di 919 mila 266 euro, di cui 120 mila 213 della Regione Umbria.

A cura di: Comunità Ambiente

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